L’altro giorno un cliente mi ha chiamato: “Matteo, devo decidere entro venerdì se vendere o affittare l’appartamento di mia madre. Cosa mi conviene?”
La risposta che tutti si aspettano è “dipende”. Ma dipende da cosa, esattamente?
Quando hai un immobile libero, la domanda arriva sempre lì:
“Lo vendo o lo metto in affitto?”
Di solito la risposta nasce da pancia, abitudini familiari o frasi tipo “le case non si vendono mai” oppure “meglio monetizzare subito e chiudere il capitolo”.
Il problema è che queste non sono strategie, sono riflessi.
In questo articolo ti porto dentro il modo in cui ragiono io su questo bivio: non con le impressioni, ma con numeri, scenari e tempi di vita reale.
1. Prima domanda: in che situazione sei TU, non la casa
Prima ancora di guardare il mercato, serve guardare te. E qui non c’è una lista da spuntare, c’è la tua vita vera.
Per esempio: ho visto persone scegliere di affittare perché “così ho un’entrata”, salvo poi scoprire che tra vuoti, manutenzioni e stress con gli inquilini, quella “entrata” costava più in termini di tempo e nervi di quanto rendesse in euro.
Altre volte ho visto vendite fatte in fretta per chiudere un capitolo, quando in realtà bastava aspettare sei mesi per ottenere 20-30mila euro in più senza troppo sforzo.
Le domande da farti sono queste:
- Hai bisogno di liquidità a breve (per comprare un’altra casa, chiudere un mutuo, investire altrove)?
- Quanto stress sei disposto a reggere tra burocrazia, affitti, inquilini, manutenzione?
- Qual è il tuo orizzonte temporale realistico: 2 anni, 5 anni, 10 anni?
- Hai già un’idea di come useresti i soldi se vendessi (nuovo acquisto, investimenti, estinzione debiti, cuscinetto di sicurezza)?
Se non chiarisci questo punto, rischi di fare i conti solo sulla carta e poi non reggere la scelta nella vita vera.
2. Capire i numeri base: quanto vale, quanto rende, quanto costa
Qui entro più nel tecnico, ma con poche domande chiare:
1. Valore di vendita realistico
- Non il prezzo “dei sogni”, ma quello a cui oggi una persona mediamente informata è disposta a comprare in tempi ragionevoli.
- Di solito lavoro con una forchetta: fascia prudente – realistica – aggressiva.
2. Canone di affitto possibile
- Quanto si affitta oggi, sul mercato reale, un appartamento come il tuo, in quella zona, in quello stato?
- Anche qui: non “quanto vorresti tu”, ma quanto è disposto a pagare chi cerca casa lì, con alternative sotto mano.
3. Costi e rischi dell’affitto
Qui molti sottovalutano: l’affitto non è solo “incasso il canone e basta”. Devi mettere in conto le spese straordinarie sul medio periodo (rifacimento tetto, facciate, ascensore, impianti), che arrivano sempre quando meno te lo aspetti. Poi ci sono i mesi di vuoto tra un inquilino e l’altro, che nessuno calcola mai ma che possono mangiarsi facilmente 2-3 mensilità l’anno. A questo aggiungi le tasse, che cambiano molto a seconda del regime fiscale che scegli (cedolare secca, IRPEF ordinaria). E infine considera gli eventuali lavori minimi per rendere l’immobile affittabile a un canone decente: non sempre si può affittare “così com’è”.
4. Costi e tempi della vendita
- Eventuali lavori per metterlo in una condizione vendibile (non sempre conviene “sistemare tutto”).
- Tempi di assorbimento tipici della zona e fascia di prezzo.
- Eventuale mutuo da chiudere, spese notarili, provvigioni, tasse sulla plusvalenza in alcuni casi.
Con questi dati sul tavolo, si può davvero mettere a confronto vendere vs affittare, non più per sensazioni ma con un foglio davanti.
3. Tre scenari tipici: prudente, realistico, aggressivo
Ti faccio vedere come ragiono di solito con i clienti, semplificando.
Scenario A – Vendere subito (prudente)
- Obiettivo: fare una buona uscita, senza spremere fino all’ultimo euro.
- Prezzo: in fascia prudente-realistica, non in cima alla forchetta.
Vantaggi:
- Liquidità disponibile in tempi relativamente brevi.
- Zero gestione futura dell’immobile (affitti, interventi, imprevisti).
- Possibilità di usare i soldi per altri obiettivi: nuova casa, investimento diverso, ridurre debiti.
Svantaggi:
- Se il mercato sale in futuro, non partecipi all’eventuale rivalutazione.
- Rinunci a un possibile flusso di cassa da affitto.
Questo scenario ha senso quando:
- hai obiettivi chiari per quei soldi;
- non vuoi occuparti di inquilini;
- sei più interessato alla tranquillità che a spremere ogni possibile euro.
Esempio concreto: come quando Mario ha venduto in 40 giorni perché aveva già individuato un nuovo appartamento da comprare e serviva la liquidità per l’acconto. Prezzo prudente, vendita veloce, zero stress. Ha rinunciato a “spremere” l’ultimo 5%, ma ha dormito benissimo.
Scenario B – Tenere e affittare (realistico)
- Obiettivo: generare un flusso di cassa regolare, anche se non perfetto.
- Setup:
- Lavori minimi per portare l’immobile a uno standard coerente col canone che chiedi.
- Scelta del target: studenti, famiglie, lavoratori a medio termine.
Vantaggi:
- Reddito ricorrente che può coprire spese, mutuo, o creare un extra entrata.
- Mantieni la proprietà e partecipi all’eventuale rivalutazione futura.
Svantaggi:
- Vuoti tra un contratto e l’altro.
- Manutenzioni, condominio, burocrazia.
- Devi reggere emotivamente e organizzativamente il ruolo di locatore.
Questo scenario ha senso quando:
- non hai bisogno di tutta la liquidità subito;
- l’immobile, in quella zona, ha domanda di affitto sana;
- ti riconosci nel ruolo di proprietario che gestisce una piccola “azienda immobile”.
Esempio concreto: come Laura, che ha scelto di affittare a studenti universitari in zona Chiarbola. Ha fatto lavori minimi (tinteggiatura e bagno rifatto), ha delegato la gestione a un’agenzia che le toglie il 90% dello stress, e oggi incassa un canone netto che le paga le spese condominiali della casa dove vive. Non si è arricchita, ma ha risolto un problema concreto.
Scenario C – Attendere o trasformare (aggressivo)
Qui si entra nella logica da investitore.
- Obiettivo: aumentare in modo deciso il valore dell’immobile prima di decidere se venderlo o affittarlo.
Possibili strade:
- Ristrutturazione mirata per cambiare fascia di mercato.
- Cambio di target (es. da appartamento “vecchio” a casa pensata per smart worker, studenti, famiglie).
- Valutare un frazionamento o altre forme di valorizzazione, dove possibile.
Vantaggi:
- Potenziale salto di qualità nel valore di vendita o nel canone di affitto.
- L’immobile diventa più “liquido” (più pubblico potenziale interessato).
Svantaggi:
- Servono capitale, tempo, nervi saldi.
- Rischio di non rientrare come previsto se il mercato cambia o i lavori sforano.
Questo scenario ha senso quando:
- hai disponibilità per gestire lavori e imprevisti;
- ragioni già oggi come investitore, non solo come proprietario che vuole “non svendere”.
Esempio concreto: come quando ho ristrutturato completamente un bilocale anni ’60 in zona Roiano. Da “casa della nonna” a monolocale moderno con angolo cottura aperto e bagno nuovo. Valore di partenza: 65k. Investimento lavori: 22k. Valore finale: 110k. Tempo dall’inizio lavori alla vendita: 9 mesi. Ma servivano capitali, nervi e capacità di gestire imprevisti (ce ne sono stati).
4. Come scegliere senza andare a intuito: 5 domande secche
Per tradurre tutto in una decisione concreta, queste sono le domande che faccio sempre:
1. Se vendessi domani a un prezzo realistico, sapresti già come usare quei soldi?
- Se la risposta è “no, li lascio lì sul conto”, forse affittare non è una cattiva idea.
- Se la risposta è “sì, mi servono per X (concreto)”, vendere acquisisce peso.
2. Quanta gestione di inquilini e imprevisti sei davvero disposto a sopportare?
- “Zero gestione”: vendere.
- “Un po’ di gestione ma ben organizzata”: affitto strutturato.
3. Il mercato degli affitti nella tua zona è vivo o asfittico?
- Se la domanda è buona e il canone è sensato, l’affitto diventa un’opzione interessante.
- Se gli appartamenti rimangono vuoti mesi, bisogna essere molto più prudenti.
4. L’immobile oggi com’è?
- Se è molto indietro rispetto a cosa chiede il mercato, o si investe per sistemarlo oppure si accetta che il valore sia coerente con lo stato reale.
5. Cosa ti farebbe dormire meglio la notte nei prossimi 2–3 anni?
- Un conto è il massimo teorico, un altro è la serenità quotidiana.
5. La mia sintesi: più che “meglio vendere o affittare”, meglio decidere con una logica
Non esiste una risposta uguale per tutti. Ma so per certo una cosa:
Chi decide solo a intuito, dopo qualche anno si pente. O della vendita fatta in fretta, o dell’affitto tenuto in piedi per inerzia.
Chi mette sul tavolo numeri, scenari e obiettivi personali, magari non azzecca il picco massimo, ma fa una scelta coerente con la propria vita. E dorme meglio.
6. Cosa puoi fare adesso (senza diventare analista immobiliare)
Se sei arrivato fin qui e ti stai chiedendo “ok, e ora?”, ti propongo tre passi molto pratici:
1. Metti nero su bianco la tua situazione
- Perché stai valutando di vendere o affittare.
- Quali sono i tuoi vincoli (soldi, tempi, stress).
2. Raccogli 3 numeri chiave
- Fascia realistica di valore di vendita.
- Canone d’affitto medio possibile nella tua zona, per una casa come la tua.
- Stima dei principali costi (tasse, spese, lavori minimi).
3. Confronta due scenari su carta
- Scenario Vendita: quanto ti rimane in tasca, cosa ci faresti, quanto cambia la tua vita pratica.
- Scenario Affitto: quanto ti entra ogni anno, che rischi ti prendi, quanto ti pesa gestire l’immobile.
Se ti accorgi che, anche con i numeri davanti, continui a ruotare sempre sulle stesse paure (“e se poi…?”), allora il problema non è solo vendere o affittare, ma avere qualcuno che ti aiuti a mettere ordine e prendere una decisione seria, una volta per tutte.
Se ti riconosci in questo bivio e sei a Trieste (o stai valutando di investire qui), il mio lavoro è proprio questo: tradurre un dubbio confuso in una scelta concreta, con numeri, scenari e tempi reali.
Non promesse, non pancia: metodo.
